L'aula è incantevole. Gli alunni, a passo svelto, prendono posto. La cornice è quella del Teatro Romano di Cassino, illuminato da una luna che lo mette a nudo e ne svela le bellezze. Il professore fa il suo ingresso alle ore 22, entra a seconda ora. Ma è preparato e presto perdonato. Suona la campanella e la magia ha inizio.

Roberto Vecchioni, il professore, attacca forte: "El bandolero stanco", successo di venti anni fa, comincia a scaldare gli animi. I suoi musicisti sono di altissimo livello. Ed è un susseguirsi di emozioni. Canta l'amore, il tempo, la felicità. Vecchioni, il poeta, tra una cantata e l'altra riesce a far riflettere: come su Leopardi. "Non credete alle storie che vi raccontano. Ha amato più di ogni altro la vita. L'ha amata così tanto da rimanerne troppo spesso deluso". Anche lui ha conosciuto il dolore. E l'idiozia umana. Vecchioni, l'uomo, si ferma un attimo e scende dal palco quando una donna ha un lieve malore. Si scusa per non averlo fatto prima: "Non me ne ero accorto". Scherza sull'età, sulle nuove mode bio e sul tempo "da fottere". O da sfottere, aggiungo. Si rivolge alle più giovani: tutte quelle foto che mettono in mostra il vostro corpo… non ci siamo. "Il corpo – dice – è una cosa stupenda. Ma abbiate il coraggio di fotografarvi l'anima. Questo sarebbe davvero speciale. Questo vi distingue".

Vecchioni, il sognatore, tira fuori dal cilindro "Le rose blu", brano del 2007. Guarda in su. Racconta la preghiera disperata di un padre pronto a dare indietro "tutto quello che ho vissuto, tutto quello che vivrò" per quelle rose blu, desiderio di un bambino con una malattia incurabile. Vecchioni è questo è quello. "Non fatevi ingannare dalla pubblicità – suggerisce prima di ammettere di aver acquistato quell'auto vista in televisione". Ci è cascato anche lui.

Vecchioni, il padre, il nonno, si emoziona quando parla della sua famiglia. Quando canta "Due madri" per le nipoti, Nina e Cloe: "due madri son come la luna di notte e il sole di giorno, come due storie e due trame di una stessa favola".

Passa da Pessoa e Troisi, rende omaggio a Franca Rame. Vecchioni, il cantautore, tocca le corde della gente con la felicità, la vita, l'amore: "Nessuno è ridicolo quando scrive delle lettere d'amore. L'amore è nato delle donne. Prima non esisteva". Insegna, parla, canta. Si diverte e fa divertire. Cazzeggia, perché no.

"Sogna ragazzo sogna", "Figlia", "Stranamore", la ninna nanna "Dentro gli occhi" rimbombano nell'aria. Una ragazza prende coraggio e gli chiede "L'ultimo spettacolo" (1977). È fuori scaletta. Lui l'accontenta. Partito con "El bandolero stanco" chiude con "Luci a San Siro" e "Samarcanda", canzoni senza tempo.

Suona la campanella. È ora di tornare a casa. Scrivi ancora Vecchioni, scrivi ancora canzoni. Fotti il tempo.