In questi giorni di meteo psicolabile, di piogge torrenziali poco dopo il solleone, di mattini coi pinguini e mezzogiorni coi cammelli, di felpe impagabili per il mite tepore e canotte salvareni rincalzate nei jeans, di maniche corte di buon auspicio sotto la giacca imbottita di pile, di “non esistono più le mezze stagioni’’ e pure la pazienza comincia a scarseggiare, esiste un metodo infallibile contro gli irreprensibili schiribizzi climatici e consiste nello spettro della psicologia dell’ombrello. Una vera e propria terapia della psiche all’inverso per sorprendere gli improperi atmosferici ai nostri cambi di stagione lasciati a metà, alle nozioni di scuola che clima mite un corno, ai danni d’immagine del colonnello Giuliacci che ci mette la faccia per dire “Bo, forse sole, poi a ‘na certa piove, suderete coi brividi, la tachipirina in tasca, la voglia di brodo, l’ultima capatina al mare quasi quasi nel week end, provate, bo’’. Dai, non può essere, quell’uomo ha studiato, non la merita una tale crisi d’identità. Ecco quindi di seguito riportate 5 semplici regole per destreggiarsi col cielo infame, solo stabilendo che uso fare del proprio ombrello. 1. Se decidi di portarlo per sicurezza, più sarà ingombrante più diminuiranno le probabilità di precipitazioni. Un po’ come con le Converse: se le sfoggi le inzuppi. È quasi automatico. E poi torni a casa coi pedalini annacquati. O come il provvidenziale servizio carwash: se la macchina è sporca siccità e mesi nell’arsura, non appena la lavi nubifragi a go-go. 2. Se lo cerchi non lo trovi. Se lo trovi poi lo scordi. Se lo presti la proprietà trapassa per usucapione a chi se l’accatta nel giro di un quarto di nanosecondo. Tre regole in una, tipo offerta Despar. 3. Quello che scorgi in fondo al portaombrelli poco prima di uscire quando gli altri sono scomparsi nel microcosmo degli ombrelli sfumati nell’oblio ti indurrà nell’errore di salvarti la piega ma si rivelerà talmente storto che zuppi fareste più bella figura. Ricordate, meglio il biscotto molle nella tazza a quello spezzato lasciato nella busta: è la selezione naturale, la regola del frollino non sbaglia mai. Era la sposa bagnata quella fortunata, mica quella sfigata con l’ombrello deforme… 4. Per ogni ombrello che perdi, ne trovi due in macchina quando cerchi la tendina parasole. Il karma a volte sa come prendersi gioco di noi. 5. Se non lo porti diluvia. Se diluvia non si apre. Se lo apri quando lo chiudi ti resta offeso il pollice nello sblocco del clic e per rinfilarti in macchina sgoccioli pure la qualunque ed imprechi Noè. E Dio lo abbia in gloria per quei cari animali, per carità, però non è un’arca la mia misera Smart… Altri utili ammonimenti nella deambulazione al riparo di coppia: in due solitamente il più alto lo porta e ha il passo più svelto, il più basso lo intercetta snodando il collo come le foche: se sei quello alto rallenta, se sei quello basso batti pure le mani. Se sotto la pioggia gli viene voglia di cantare accertati di non essere in compagnia della buon’anima di Frank Sinatra. Se sei con Frank Sinatra non gli serve l’ombrello: scappa e presta soccorso a quello frodato per usucapione. Così almeno a ’sto karma gli diamo una mano. Hai visto mai si ricordi di noi…