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Sabato 21 Gennaio 2017

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La pianta grassa
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Telecronaca in salsa rosa (che sulle kartoffeln almeno sta bene)

La pianta grassa

Fratelli d’Italia, e anche cugini, vicini e lontani, di campagna e di grado superiore al quinto: sedate i vostri animi –coraggio! – amareggiati, certo,  dopo la rovinosa disfatta di Italia-Germania.
Basterà un poco di zucchero e la pillola va giù, unica accortezza evitare il cucchiaio.

Non è stato sereno il cielo sopra Berlino e infatti è stato Bordeaux lo scenario apocalittico dell’acquazzone estivo che ha innacquato il sogno di questo europeo. In compenso arriva da Berlino e dintorni la batosta di crauti difficile da digerire. Dopo un travaglio di 150 minuti e passa, estenuante come un parto naturale e plurigemellare siamese, si batte ai rigori il verdetto finale: tutti ai posti di controllo, sul bordo del divano, a stringere i pugni e perdere anni di vita davanti allo schermo.

Bene. Passeranno alla storia, di quegli interminabili 10 minuti decisivi di tiri dal dischetto, due prestazioni  degne di nota, se non altro curiose, a dir poco insolite, che io a ripensarci ogni volta annovero un tic: sbatto gli occhi, mi parte la spalla, porto in alto la mano, seguo il mio capitano e Dj Francesco sarebbe fiero di me.

E pensare che solo quattro anni sono trascorsi dagli antichi fasti della statua del Balotelli, puro ebano e spocchia che in quel di Polonia ci aveva ringalluzziti a bestia anche se la cresta la portava solo lui. Un fomento da fibrillazione, paragonabile solo a quello dei vecchi in fila alle poste. Doppietta, via la maglia, in posa scultorea da perdere il conto dei cubetti di addominale. Una carica esplosiva che "Mario, life coach subito". 

2 luglio 2016: la storia si ripete, in versione sfasciata. Da Troy alla pernacchia di Fantozzi è stato un quadriennio, un kolossal sfumato ai titoli di coda.

Zaza entra al 120’, atteso come il primo al ristorante quando hai già finito il pane, si posiziona davanti alla porta e sembra l’uomo che stavamo apettando, poi dopo una risibile rincorsa alla Flashdance BOM… seconda stella a destra: questo è il cammino. Una prestazione durata da Natale a Santo Stefano, e oculata come un pandoro: il classico pacco regalo che alla fine è un pigiama. E El Shaarawy pensieroso, posteggiato in panchina, pensava già a cosa raccontare al bambino del Ringo che senza dubbio lo avrebbe schierato al posto del romantico Zaza, che se da piccolo voleva fare l’austronauta almeno ce lo poteva dire e poi manco ci è andato lui a riprendere la palla su Marte, ma ci è dovuta arrivare la Nasa.

Ma non perdiamoci d’animo, ragazzi. Restiamo concentrati, non è ancora finita: la favola del nostro europeo potrebbe continuare - e intanto già ripassavamo il copione del tormentone del "Popopopò" cantato male, abbracciati a sconosciuti per strada, come pazzi criminali.

È il turno di Graziano Pellè, salito agli onori di cronaca per essere nu bello guaglione, il tronista che ogni corteggiatrice vorrebbe accalappiare. Bellimbusto con trascorsi di salsa e merengue appende il cd masterizzato ‘’mix latino’’ al chiodo e rincorre la carriera del calciatore, con passo felpato e riflessi da post-anestesia. Impomatato come Danny Zuko in Grease, a colpo d’occhio ha un solo difetto: una L di troppo nel cognome che ben lo distingue dal mito Pelè, ma che tenta ugualmente di eguagliare per splendore adoperando senza parsimonia le riserve di gelatina. Fissa il portiere, minaccia con istrionica mimica il cucchiaio e tira un cono gelato di quelli che ti sgocciolano in mano quando ti è caduto il fazzoletto e il cioccolato ti cola sui pantaloni bianchi e ti vorresti sparare, e Neuer seguendone a vista la traiettoria temeva di più la cucchiarella della nonna. Bello come un Adone e determinante come lo 01 dopo la virgola di un numero intero. Le tifose nubili subito lo perdonano e Low da bordo campo avrebbe saputo fare di meglio solo schiccherando pepite di naso.

Uno dei meme sul gesto fatto da Pellè a Neuer prima di calciare il rigore

San Buffon tenta il miracolo e fosse stato per lui ci avrebbe parato anche le chiappe per giustificare l’imprevista figura barbina, ma al sesto rigore a nulla è servito neppure scomodare il santino di Padre Pio, azzardando il fioretto di non dire più parolacce presto smentito da un fragoroso ‘’Porca m°#@#°ta’’, scandito a chiare lettere in eurovisione da un Conte furente in un impeto di invettiva anti-animalista contro un innocua marmotta. Ma povera marmotta, lei lo avrebbe riconvocato Balotelli…
Darmian: fuori.
Hector: dentro.
Il triplice fischio c’era stato da un pezzo ma la buonanotte ce la dà il boato tedesco. Ce l’eravamo bevuta la fiaba di essere ancora chiamati campioni... Ci ha imboccati Pellè.

Amarezza a colazione, loro waffles con la panna, e prende il via sui social la gara allo sfottò. Ma ovviamente si fa per scherzare: io poi sono una femmina, cosa volete che ne capisca di pallone? Per me il fuorigioco è solo una leggenda e di quel Boateng che si è sbracciato nella nostra area al primo tempo concedendoci un rigore so solo che è il neocognato della Satta e che probabilmente ce l’ha offerto perché voleva ancora festeggiare.

La verità, fratelli e cugini, è che la fortuna è una ruota che gira e il calcio una palla. Talvolta anche due. Ma che Pellè starebbe bene dalla De Filippi lo penso davvero, e pure la compilation ‘’mix latino’’ secondo me l’aveva intitolata così.

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