Che Diego De Silva sapesse raccontare come pochi l’animo umano con ironia e genialità lo avevamo già capito con la trilogia dedicata all’avvocato Malinconico (“Non avevo capito niente”, “Mia suocera beve” e “Sono contrario alle emozioni”, tutti editi da Einaudi). Con il suo nuovo romanzo, però, lo scrittore partenopeo ci regala un altro piccolo gioiello. “Terapia di coppia per amanti”, come suggerisce il titolo, è la storia di Viviana e Modesto, entrambi infelicemente sposati, che da anni hanno una relazione clandestina. Quando però le cose cominciano a farsi “serie” tra i due, la donna propone di andare da un analista per una terapia di coppia.

Chi ha detto, infatti, che la terapia di coppia funziona solo per chi è sposato? Del resto, sostiene Viviana, “si chiama terapia di coppia, mica terapia di marito e moglie”. E Modesto (che di mestiere fa il musicista, quindi giustamente di cognome fa Fracasso), nonostante dice di non aver bisogno “di andare in analisi più di quanto ne abbia di tingermi i capelli, darmi al birdwatching o diventare vegano”, seppure malvolentieri, alla fine cede.

Ma le sedute di analisi, in realtà sono già iniziate grazie alla capacità che ha l’autore di mettere a nudo i sentimenti umani, le paure, e le ansie che accompagnano quotidianamente ognuno di noi: lo fa con brillante ironia, ridicolizzando ed esagerando situazioni e riflessioni. Si affida spesso a dei veri e propri flussi di coscienza, alternando la focalizzazione prima sull’uno e poi sull’altra e dimostrando quindi di saper interpretare i pensieri di un “lui” e quelli di una “lei” senza alcuna difficoltà. Lo fa con tecniche che ricordano Woody Allen, esplorando a fondo le nevrosi e le bizzarre stranezze che ogni essere umano ha in sé. Il tutto condito da un linguaggio colloquiale, ma tutt’altro che trasandato, dove l’apparente semplicità della scrittura ha il merito di catturare il lettore e trascinarlo all’interno delle sofferenze amorose dei due protagonisti.

Protagonisti che sono tratteggiati in maniera sublime, tanto da sembrare reali in ogni loro gesto o frase. Modesto con le sue battute fuori luogo e l’incapacità di prendere il toro per le corna, che rimanda sempre ogni decisione importante e ama alla follia Clapton (tanto da aver chiamato il figlio Eric). Viviana con le sue insicurezze e i perenni interrogativi sulla relazione extra-coniugale, che la porteranno a costringere il suo amante ad accettare la terapia. Interagiscono come una coppia “normale”, tra baci e discussioni, si allontanano e si riavvicinano in un battibaleno come due coniugi, sempre tenendo presente che “c’è un momento, diciamo intorno al primo anniversario di una relazione clandestina, in cui pieghi la testa di lato, stringi gli occhi come se cercassi di vedere qualcosa di minuscolo che si muove nell’aria, e vedi in filigrana il casino in cui ti trovi. Questo è amore, ti dici senza mezzi termini, altro che chiacchiere”.

Diego De Silva, dunque, ha fatto di nuovo centro. Sono pochi gli autori che riescono a scrivere di amore e più in generale di relazioni affettive senza scadere nei luoghi comuni vagamente smielati. Nulla a che vedere con Moccia o Brizzi, sia chiaro. E nemmeno con l’affettata pomposità di Baricco. De Silva è uno che scrittore che parla al cuore e alla pancia, facendo ridere e talvolta commuovendo. E lo fa ricordandoci che “in amore la vittoria non conta niente. L’unica cosa che conta in una coppia è la felicità”.