“Pensiamo che la nostra musica abbia un qualcosa di avvolgente…di viscoso, di denso e scuro: proprio come il petrolio”. Gli Oil sintetizzano così la scelta del loro nome e, in effetti, ascoltando “Electroshock Serenade”, l'ultimo lavoro del terzetto ciociaro, è pressoché impossibile non rimanere invischiati nella trama allo stesso tempo suadente e aggressiva dei cinque brani che compogono l'EP. Le atmosfere indie, che rimandano ai Wilco e ai The National, si fondono con echi dei Cranberries, degli Smashing Pumpkins e soprattutto degli U2 (nel sound chitarristico, innanzitutto; ma in “Carefully” c'è anche un verso che suonerà familiare ai fan di Bono e soci). La voce di Federico Pozzi ricorda a tratti il Peter Gabriel dei Genesis, mentre il drumming di Massimo Savo e le schitarrate di Alessandro Grande creano un groove moderno e coinvolgente.
Registrato, mixato e masterizzato da Filippo Strang presso il VDSS Recording Studio di Morolo, uscito per Garage Records e distribuito da Goodfellas, “Electroshock Serenade” viaggia come un funambolo in equilibrio tra atmosfere cupe e esplosioni di brillante armonia: “Bullet” farà la felicità degli amanti del rock vecchia scuola, “New Escape” dei fan del brit-pop, “Rattlesnakes” di entrambi. Ecco perché, a prescindere da quali siano i vostri gusti, questo EP vi catapulterà direttamente nella “tana del Bianconiglio”. Noi, come Alice, ci siamo entrati per incontrarli. E, proprio come la protagonista del romanzo di Lewis Carroll, siamo finiti nel Paese delle Meraviglie (musicali).

Ci raccontate la genesi di “Electroshock Serenade”?
«Originariamente questo progetto era stato pensato come una trilogia. Questo E.P. sarebbe dovuto essere la prima parte di un viaggio interiore incentrato sull’analisi delle forzature emotive che vincolano i comportamenti comuni. Poi, lungo la strada, abbiamo deciso di virare verso un capitolo singolo. I 5 brani registrati per “Electroshock Serenade” sono stati scritti in periodi molto lontani tra loro, perciò le sonorità sono abbastanza eterogenee. Ma ci piace pensare che il cerchio si chiuda comunque senza troppe forzature».

Quali sono le band che vi influenzano maggiormente?
«È complicato rispondere. Noi Oil abbiamo gusti e influenze musicali a volte distanti tra loro e non sempre condivisi totalmente, ma pensiamo che questo non sia un male. Ci sono alcune band che sentiamo particolarmente vicine, come i Wilco, i The National, alcuni spunti compositivi dei Buffalo Tom. Nella nostra produzione, inoltre, ci sono dei brani dilatati e particolarmente “slow” che ricordano alcune cose dei Low. Ma non siamo bravi ad auto-etichettarci».

Come nasce una canzone degli Oil? Seguite un particolare processo compositivo?
«Assolutamente no. Di solito tutto fluisce in modo naturale e spontaneo. Nella maggior parte dei casi Federico prepara a casa testo e musica. Poi in sala prove lo fa ascoltare ad Alessandro e Massimo, che restituiscono sensazioni e idee importanti su come sentono che il pezzo dovrebbe evolvere. In altre occasioni invece è Alessandro a inviare i suoi spunti musicali. Su queste idee Federico comincia un lavoro di completamento e confezionamento, poi tutti insieme ragioniamo sull’arrangiamento in sala prove. Solitamente in questa fase è Massimo che aggiunge la sua esperienza per compiere l’ultimo passo verso la forma definitiva del pezzo».

Molti sostengono che suonare dal vivo sia la parte più bella dell'essere musicisti. Siete d'accordo o credete che sia un luogo comune?
«È verissimo. Chi suona (o ha suonato) conosce perfettamente l’emozione che si prova quando c’è un live. Nel momento in cui metti piede su un palco, è come entrare nella tana del Bianconiglio. Detto questo, conta molto anche tutto quello che c’è intorno all’idea di “concerto”. E in questa meccanica giocano un ruolo fondamentale il luogo in cui si suona, le persone che lo gestiscono e il loro modo di interagire con la band e con il pubblico. Dalle nostre parti, purtroppo, i locali dove è possibile fare musica dal vivo regolarmente e in una situazione confortevole si contano sulle dita di una mano. Ci sono giorni in cui l’idea di suonare dal vivo può non essere del tutto allettante, anche perché il lavoro che si rende necessario per organizzare le date è spesso complesso e frustrante. Ma il live resta la dimensione in cui una band ha l’occasione per esprimere la sua cifra stilistica e il suo approccio alla comunicazione artistica. Rinunciarci non è contemplabile».

Vi chiamano per aprire il concerto di una band di fama internazionale, anche del passato: chi scegliete?
Federico: «The Alarm tour di Change».
Massimo: «Neil Young & Crazy Horse».
Alessandro: «Mi sarebbe piaciuto suonare con John Bonham o aprire per gli U2 ai tempi di “Unforgettable Fire”. Pensando a qualcosa di più recente, direi gli Eels».

Come mai il nome Oil?
«Abbiamo sempre pensato che la nostra musica avesse un qualcosa di avvolgente…di viscoso, di denso e scuro. Quando ci siamo seduti a tavolino e abbiamo pensato a una forma figurativa per il nostro modo di scrivere canzoni, il petrolio ci è subito sembrato la raffigurazione materiale più adatta. E’ il nostro elemento».

Progetti per il futuro?
«Sarebbe già una grande conquista continuare a tenere questi ritmi. Avere canzoni da scrivere, trovare le risorse per registrarle con una degna produzione, pubblicare dischi e farli ascoltare rappresenterebbe un traguardo di indubbio fascino. Ci piacerebbe continuare la collaborazione con Ruggero, Marco e Andrea della Garage Records di Treviso: con loro abbiamo cominciato un percorso che vorremmo continuasse anche per le uscite future».

Il video del brano "Rattlesnakes":

OIL:
Federico Pozzi: Voce e basso
Alessandro Grande: Chitarre
Massimo Savo: Batteria e percussioni


CONTATTI:
www.oilband.it
facebook.com/Oil-112536998774558/
www.youtube.com/user/OilBand

TRACKLIST “ELECTROSHOCK SERENADE”:
1. Carefully
2. Do It
3. Bullet
4. Rattlesnakes
5. New Escape