La Commissione Europea è tornata a bacchettare. Ha fatto sapere ultimamente, tramite una lettera, che rimane preoccupata dagli ancora gravi squilibri macroeconomici dell’Italia e che urgono aggiustamenti dei conti pubblici. In sostanza, non va giù ai padroni di Bruxelles che il Paese non stia seguendo le norme sul restringimento di debito e deficit, e si richiedono interventi entro Aprile. Questo, detto in altri modi, significa che molto probabilmente la legge di stabilità presentata dal governo, che è sottoesame e aspetta di essere approvata, subirà una sonora bocciatura.

Forse non è tuttora chiaro a molti, ma crescita e rigore - in una situazione di crisi - non si possono assolutamente coniugare. E’ proprio nelle fasi di ciclo avverso, che il governo è costretto a intervenire sacrificando l’equilibrio del bilancio ma potendo così operare una redistribuzione della ricchezza e sostenere l’attività produttiva. Se non lo fa adeguatamente ed efficacemente la Bce, allora tocca che lo faccia l’Italia. Ma perché all’Italia viene rimproverato il ricorso a tale via? I motivi seri facciamo fatica a trovarli, e a questo punto non rimane che considerare l’idea che la governance europea non sia altro che una facciata, la quale sta a mascherare interessi di parte e una situazione di palese e sleale concorrenza tra Stati. L’UE potrebbe essere solo uno strumento di imperialismo dei forti sui deboli sotto forme apparentemente rassicuranti, una guerra economica portata avanti con mezzi diplomatici a primo acchito.

Nel video che segue, il deputato Alfredo D’Attore - ora confluito in “Sinistra Italiana” - spiega alla conduttrice le sue perplessità, giustamente evidenziando le differenze tra quello che è un approccio macroeconomico idoneo al contesto attuale, e quello seguito che invece non ha nulla di razionale e neanche risponde a leggi teoriche basilari. Nel video D’Attorre spiega anche cos’è il NAIRU, parametro su cui la Commissione UE basa le sue valutazioni. Un concetto un po’ complesso che approfondiremo la prossima volta.